In-Significante

Scrittura e de-scrittura
lunedì, 24 ottobre 2005

Canto Anti-Romantico

 

Sai cos’è?

Le pietre abitano un monte

Lontano e feroce, questo monte.

Le mani tendono

E non trovano dentro

Un recinto di carne.

Guarda le mie stelle spente

Le mie grondanti chiome:

bambino, ti dissi, bambino.

 

Il mondo sbatte un sentimento

la poca verità ribatte,

Quella felicità che guarda

noi che guardiamo, che guardiamo

un selciato percorso, ripercorso, percosso.

 

Il dolore è il mai più,

mai più il grido di tuono

fiorirà tra ingenue rose.

Padrone è lo stomaco:

il rosso, il rumore, l’amore.

postato da NudoEssere alle ore 18:54 | link | commenti (6)
categorie: poesie
sabato, 22 ottobre 2005

3a Bozza Manifesto divenente della futura Poesia Trans-Virtuale

 

Assiomi

 

1)      Lo spazio è Contenitore.

2)      Il virtuale è potenziale, la realtà è Atto.

3)      Il linguaggio avviene tramite lo spazio (aria vibrante, carta, flusso digitale..), virtualità (significanti) e realtà (significato).

 

Teoremi fondamentali

 

Le Parole sono Eventi.

La Poesia è Evento Ultimo: Avven(imen)to dell’Essere tramite il Linguaggio.

 

 

Conseguenze

 

Incomprensione e Comprensione sono due abissi. Talvolta si è in uno dei due, talvolta si è sul ciglio che li separa. La Vita (parola che mai nessuno comprenderà, la vita è Incomprensibile come parola, essendo una meta-parola) viaggia tra questi due abissi. L'Arte è il gioco della vita e dell'uomo che tenta di farsi, rendersi comprensibile. Il Genio è in chi sosta più di altri nel reame della potenziale comprensione. La comprensione è talvolta immediata, talvolta postuma. Il cuore, il sentimento non sono sufficienti a rendersi comprensibili. Il dolore che ne scaturisce è inevitabile e fisiologico. Noi Uomini siamo costituiti da parole (significanti), la nostra struttura è la parola che copre il vero bisogno: la parola è il sigillo della mancanza, è la fine del pianto del bimbo che non 'sa', che non conosce il Verbo. L'Oltre-Verbo, l'Oltre-Parola, l'Oltre-Dire è ciò che noi potenzialmente siamo. Le nostre parole dicono ‘mancanza’, urlano ‘mancanza’. Il reale significato, il reale senso è sempre Oltre. Il Poeta è colui che si spinge al limite della comprensibilità convenzionale, il Poeta cerca di comprendere il Bambino, il Pianto, il non-detto. Le parole sono limiti, sono recinti, sono il muro.  Noi vediamo il muro, Noi Sfidiamo il Muro.

Il Poeta è la fine e l’inizio del Linguaggio. Il Poeta è la fine e l’inizio del Significato.

postato da NudoEssere alle ore 16:35 | link | commenti
categorie: poesie, letteratura, filosofia
venerdì, 21 ottobre 2005

Il cyberspazio obbedisce alle proprietà del tutto nuove di ubiquità, di istantaneità, di accessibilità, di trasparenza, di replica indefinita. Le concezioni classiche, kantiane, per esempio, di spazio e di tempo, spariscono ormai a vantaggio di uno spazio-tempo fluido, direi quasi plasmatico, fusionale, ma con frammentazioni, rotture, scarti, separazioni sempre più profondi.

Ci sono diverse specie di realtà. Il cyberspazio ci insegna che la realtà non è qualcosa di statico, ma che ci sono diversi livelli di realtà. Platone avrebbe detto che ci sono dei livelli intermedi di realtà. Dunque io credo che bisogna evitare di opporre il reale e il virtuale. E' troppo semplicistico. Bisogna cercare di comprendere che cosa c'è di virtuale nel reale e che cosa c'è di reale nel virtuale.

Aristotele opponeva la potenza e l'atto, il potenziale e l'attuale. Ma il virtuale è una nozione diversa che non viene da Aristotele, ma da Roma, dalla cultura latina. E' la "virtus". La "virtus" è la forza d'animo. La radice di virtuale e di "virtus" è "vir", l' "uomo", parola che è affine a "vis" la "forza". Sono due nozioni assai diverse, potenzialità e virtualità, secondo me altrettanto diverse, ancora una volta, quanto lo è la "virtus" della romanità e la "dynamis" che è come un embrione di realtà, mentre nel caso della "virtus" non c'è un embrione, ma un uomo, un "vir", che, in qualche modo, decide del suo destino.

Dunque, per parlare in modo pragmatico, la nozione di virtualità non è una specie di irrealtà, qualcosa che non è ancora reale, ma qualcosa che permette di passare all'atto, e che ne contiene la finalità profonda. Il virtuale è un progetto, un progetto di reale.

La realtà è sempre più virtuale. Prendiamo l'esempio della "bolla" economica. Si sa che il 99% dei capitali che circolano ogni giorno nel mondo - una circolazione di 3000 miliardi di dollari di capitale finanziario al giorno - è speculazione. Quindi soltanto l'1% dei capitali corrisponde all'economia reale. Qui dunque il reale è già virtuale e inversamente il virtuale è reale. Perché? Perché ormai, mediante segnali, si può "preparare" la realtà, si può agire sul mondo reale con immagini virtuali: questo vale per la chirurgia, per la guerra, per progettare nuovi piani urbanistici, ecc.

Dunque il virtuale contiene una parte di realtà e quindi non bisogna più opporre il virtuale e il reale, bisogna, al contrario, metterli insieme in una categoria più generale, in una metacategoria. Naturalmente ci sono delle passerelle tra il reale e il virtuale.

E poi c'è il virtuale della droga. La droga virtuale è una nuova categoria in uso, come gli "irreality park", i "parchi di irrealtà". Ma c'è anche il virtuale come strumento di guerra, come strumento economico, come strumento di educazione o comunicazione tra i popoli. Quindi non bisogna avere idee precostituite sulla nozione di virtuale, bisogna considerare che il virtuale è come una rappresentazione del reale, potenzialmente altrettanto buona delle nostre rappresentazioni reali del reale. E' una nuova rappresentazione che può benissimo essere efficace, ma che può essere altrettanto una rappresentazione alienante, una forma di droga; tanto un nuovo strumento di intelligibilità quanto uno strumento di alienazione dell'uomo. E sarà indubbiamente tutte e due le cose insieme.

Philippe Queau
postato da NudoEssere alle ore 18:05 | link | commenti
categorie: filosofia
venerdì, 21 ottobre 2005

Sogno

È inutile aspettare la vita
Mentre caparbiamente si ascoltano echi
Di eventi ridotti a ricordo.
Tappare le proprie orecchie
È l’unico modo
Per dimenticare.
postato da NudoEssere alle ore 12:19 | link | commenti (1)
categorie: poesie
giovedì, 20 ottobre 2005

1a Bozza del Manifesto divenente della futura Poesia Trans-Virtuale (Trans-Globale)

 

Assiomi

 

1)      Lo spazio è Contenitore.

2)      Il virtuale è Atto potenziale, la realtà è Atto manifesto.

3)      Il linguaggio avviene tramite lo spazio (aria vibrante, carta, flusso digitale..), virtualità (significanti) e realtà (significato).

 

Teoremi fondamentali

 

Le Parole sono Eventi.

La Poesia è Evento Ultimo: Avven(imen)to dell’Essere tramite il Linguaggio.


postato da NudoEssere alle ore 16:47 | link | commenti
categorie: poesie
martedì, 18 ottobre 2005

L’infinito ballo delle parole

 

Il suono fionda

sul letto dell’aria,

l’orecchio raccoglie

il timbro che balla

la stella, la foglia.

Su trespoli muti

oggi disegno

bottiglie di vuoto.

postato da NudoEssere alle ore 09:24 | link | commenti (2)
categorie: poesie
domenica, 16 ottobre 2005

Il pazzo disse all’ospedale:

follia, follia, follia!!!!

 

“Amami senza dimenticare

Le mie braccia che restano

Sul tuo cuore”

 

Rombo di spade:

l’assurdo soggiace

dietro le pareti giace

la puzza, la zozza fesseria

di un rantolo di sfida.

 

“Sono i tuoi baci amore mio

 a rendermi felice in questo mondo

pieno di tristezza”

 

Ombreggia la morte

A ritmo marciante.

Dietro il tamburo

Il cannone, il rigore.

Pazzo un becchino lecca

Lo zucchero filante

Di una stella cadente.

 

“Stasera affacciati alla finestra.

Scegli una stella e dalle il mio nome”

 

Tomba di linoleum.

Vermi inquadrati

Fasciano la riga

Il nero di camicia.

Correte, correte, correte:

la puzza, il morto!!!

 

“Non puoi smettere di amare

per paura di soffrire ....

sarebbe come smettere di vivere

per paura di morire.”

postato da NudoEssere alle ore 21:35 | link | commenti
categorie: poesie
venerdì, 14 ottobre 2005

La parola 'piangere'
(Gianni Rodari, scrittore di favole)

Un giorno tutti saremo felici.
Le lacrime, chi le ricorderà?
I bimbi scoveranno
nei vecchi libri
la parola "piangere"
e alla maestra in coro chiederanno:
"Signora, che vuol dire?
Non si riesce a capire".
Sarà la maestra,
una bianca vecchia
con gli occhiali d'oro,
e dirà loro:
Così e così.
I bimbi lì per lì
non capiranno.
A casa, ci scommetto,
con una cipolla a fette
proveranno e riproveranno
a piangere per dispetto
e ci faranno un sacco di risate...
E un giorno tutti in fila,
andranno a visitare
il Museo delle lacrime:
io li vedo, leggeri e felici,
i fiori che ritrovano le radici.
Il Museo non sarà tanto triste:
non bisogna spaventare i bambini.
E poi, le lacrime di ieri
non faranno più male:
è diventato dolce il loro sale.
...E la vecchia maestra narrerà:
"Le lacrime di una mamma senza pane...
le lacrime di un vecchio senza fuoco...
le lacrime di un operaio senza lavoro...
le lacrime di un negro frustato
perché aveva la pelle scura..."
"E lui non disse nulla?"
"Ebbe paura?"
"Pianse una sola volta ma giurò:
una seconda volta
non piangerò".
I bimbi di domani
rivedranno le lacrime
dei bimbi di ieri:
del bimbo scalzo,
del bimbo affamato,
del bimbo indifeso,
del bimbo offeso, colpito, umiliato...
Infine la maestra narrerà:
"Un giorno queste lacrime
diventarono un fiume travolgente,
lavarono la terra
da continente a continente,
si abbatterono come una cascata:
così, così la gioia fu conquistata".

postato da NudoEssere alle ore 14:52 | link | commenti (4)
categorie: poesie
giovedì, 13 ottobre 2005

Inizio che ritorna. Anno zero sulla circonferenza del tempo

 

Noi proietteremo il proiettabile: scaglieremo le stelle su piani di feci, su correnti di peti. La furia sarà immane: danzando le parole scorticheranno la vista della gente presente, il mare si frantumerà come ghiaccio destrutturato, come vetro esploso.

Il decifrabile morirà, il significato morirà, il senso morirà. Nulla avrà senso: Noi siamo l’Hiroshima del significato. Il futuro è già postumo. Il morente declama ancora, il morente è furibondo. Schiacciamolo, calpestiamolo: Noi siamo il passato invertito, il futuro regredito, il tempo nel tempo, col tempo, senza alcun tempo. Il silenzio ci assorda: urliamo, urliamo la Fine dell’al di là della Poesia, del nichilismo poetico, del poetico metafisico. Il meta- sarà mutato in Fisica, l’al di là in Terra.

E’ il momento del Rovescio: il cielo ci guarda e piange: alla gogna, alla gogna il cielo!!! Sotterrate la pietà di fronte al cielo, frustate le vostre colpe, impiccatele al  primo albero di ulivo.

Che Giuda sia la Nostra guida: tradiamo il presente, tradiamo il presente!

Sento ridere il folle di domani, sento piangere il serioso di oggi: sento un gemito di bambino che echeggia nelle menti dei Rovesciati. La rabbia, il disincanto, la voglia di rompere, di schiacciare il vincente di oggi siano struttura dei nuovi comandamenti, che nessun Dio, nessun Sinai ci donerà. Perché Noi siamo il Dono, noi siamo il criterio di Dio: l’Assenza non ci interessa, l’Assenza sia bandita.

 

Il tempo interno è Atto, Atto è la morte del tempo esterno. Spezziamo le lancette. L’anno zero è ORA:

......................................................................................................................

postato da NudoEssere alle ore 15:15 | link | commenti (1)
categorie: letteratura, filosofia
lunedì, 10 ottobre 2005

Mal di testa visionario

piomba straniero
nei sobborghi delle spalle
e si innalza su, su, su, su
senza smuovere pelo:

il sangue scorre nelle dita, pensieroso
scorre nell’insonnia delle soglie.
oggi un rombo ha sfrondato il perché,
il poiché, il fuorché, il ‘tuttosipuòspiegare’:
sul terreno delle scosse
si innalza il suono delle ciocche
delle teche, delle trombe.
la furia geme, le rovine fottono:
guerra, guerra, guerra:
l’avanguardia tramonta il sole.
l’avanguardia tramonta il mare.
l’avanguardia tramonta il cuore.
l’avanguardia tramonta l’amore.
l’avanguardia tramonta.

ultimatum:
il tramonto sul mare festeggia il cuore e l’amore:
amore, amore, amore ti dedico questo cuore:
‘senza di te sarei come un corpo senza l'anima;
senza di te sarei come un pianeta senza la luce;
senza di te sarei come una vita senza speranza
senza di te mi mancherebbe la parte più meravigliosa che tu sai donarmi.
per questo ti ringrazio e giuro di AMARTI PER LA VITA!’

il tramonto sfumeggia
su un mare incazzato.

postato da NudoEssere alle ore 16:13 | link | commenti (4)
categorie: poesie

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