In-Significante

Scrittura e de-scrittura
venerdì, 31 agosto 2007

Equilibrium


Qui, ora, sulla mia sinistra, altezzosa, trofeo sulla mia scrivania, vive una bottiglia, di plastica, di due litri, nulla di demoniaco o di santo.
La guardo. Questa bottiglia pensa. L'acqua in essa contenuta muta la sua immobilità continuamente, il mio sguardo imbambolato rincorrre i suoi movimenti, appesi come sempre al solito, inevitabile, eterno, filo a piombo. Gocce d'acqua si aggrappano, come soldati feriti alla loro già persa vita, alla superficie interna.
Più in alto, il collo tozzo, il tappo rosa barbie. Più in basso una fastidiosa etichetta celeste, bianca, rosa, gabbianesca. Ecco cosa mi infastidiva guardandola: l'etichetta.
Odio le discontinuità, sono spilli inchiodati nell'ideale. Si, questa bottiglia è il mio ideale. Bla, bla, bla. Si, è il mio ideale. E sono assolutamente sicuro che potrebbe essere anche il vostro.



Prendete una bottiglia di plastica semivuota, lasciatela vivere dinanzi a voi.
Guardatela con discrezione
                (le bottiglie sono facilmente irritabili: basta toccarle un attimo per distruggere l'equilibrio sottile                                     che ingaggiano con il  liquido
                                            che portano in grembo).
                                                                                                    Osservatela 2 ore.

Ora siete una bottiglia.
                                      Cosa sentite?
                                                     Il pieno e il vuoto della vostra forma?
                                                     Bene.
 Ora sbattetevi contro qualsiasi cosa,

                                                                 contro un muro,
                                                                 un candelabro,
                                                                 uno scoglio,
                                                                 un cellualre che squilla,
                                                                 una madre odiosamente
                                                                                              presente,
                                                                 una figlia pedante,
                                                                 un capo senza scrupoli,
                                                                 una TV accesa alle 21.00.


Ora fermatevi. Rimettetevi su un piano. Il liquido contenuto ritorna ad ondeggiare delicatamente, la bottiglia è quasi del tutto intatta. I vostri vuoti e i vostri pieni intatti.


Il mio (vostro) ideale è una bottiglia. La mia (vostra) distopia è...
postato da NudoEssere alle ore 23:52 | link | commenti (2)
categorie: racconto
giovedì, 23 agosto 2007

L'INDOMANI


Il quadro sbilenco giaceva su un binario, come un ratto partorito da una fognatura maldestra.
Lì, aspettava, il ladro, fuggito in una notte d'agosto qualsiasi, piena di televisori accesi per l'insonnia potentemente provocata dal caldo, senza la capacità di fuggire a quell'odiosa maledettissima umidità.
Macché, era una giornata di dicembre. Ninnoli, giocattoli, fili di lampadine tra le strade, tristi panettoni negli ipermercati; sì, dicembre; o aprile? 'Aprile, aprile, aprile. Qui lo scrittore non sa che dire; la sua mente indietreggia sconcertata di fronte a se stessa. Ha paura lo scrittore, ha paura! Queste lettere gettate qui, s-puttanate di fronte al mondo: potrebbero "ucciderlo"? Ha paura lo scrittore perché le parole non gli appartengono, mai; lui sa che non gli appartengono, lui, solo lui; e lui sa che andranno in giro, diventando l'osceno di sé stesso. Lo scrittore sa che lui non scrive, non può, non deve, non ne ha il diritto. Le parole si divertono a mostrargli le proprie sottane e lui cede, sempre, come un adolescente drogato solo dai suoi ormoni. Lo scrittore conosce. Il cuore.'

Il quadro sbilenco giaceva su un binario, come un fiore. 'Ma no. Lo scrittore non ne sa nulla di fiori; che noia bloccare il flusso del proprio inconscio, della propria ispirazione; ma diciamolo: il flusso delle proprie manie, dei propri odi, dei propri rancori. Oggi gli scrittori sono esistenzialmente incazzati, anche quelli che placidamente riguardano fotogramma per fotogramma la loro vita, ogni giorno, sperando che si possa scrivere. Che sciocchi. Ma che la vita li abbandoni!'

Il quadro sbilenco giaceva su un binario. 'Ma lo scrittore conosce il lavoro necessario per infilzare un binario per terra? Ma in realtà non sarebbe meglio in questo racconto eliminare il binario?'

Il quadro sbilenco giaceva. 'No, lo scrittore ora è infuriato; ma che maldestra immagine; ma com'è ridicola! buah! E' necessario ri.... ripensarla, ecco.'

Il quadro sbilenco... 'Lo scrittore cerca di dormire sbilenco su due binari: aspetta un importante treno l'indomani. Uno sbilenco Eurostar'
postato da NudoEssere alle ore 01:36 | link | commenti (2)
categorie: racconto

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